Green Book

“Per cambiare i cuori delle persone ci vuole coraggio”.
Non mi sorprende che si tratti di una storia vera, quella raccontata nel film di Peter Farrelly, tanto apprezzato dalla critica. Non mi sorprende perché l’amicizia è il sentimento più democratico e tenace che io conosca.
Se ne frega delle differenze sociali, culturali ed economiche, si fa beffa dei difetti, dei pregiudizi e delle idiosincrasie. L’amicizia è quell’istinto benevolo che ti attrae verso l’altro, è sapere che ti puoi affidare, è lasciare che “l’altro da te” completi le tue parti mancanti. Ti fidi dell’altro perché ti fidi di te, di quell’istinto, di quella preferenza, poi il tempo farà il resto. Questo è ciò che accade in Green Book, due esseri totalmente antitetici si “riconoscono” pur mantenendo le loro specificità e contribuiscono a fare dell’altro una persona migliore. Viggo Mortensen è stato bravissimo ad interpretare Tony Lip, usando uno spettro espressivo davvero articolato: divertente, politicamente scorretto, poetico, menefreghista, collerico, esilarante, dando luogo ad un personaggio autentico.Impossibile non adorarlo! Mahersahla Ali (oscar al miglior attore non protagonista) interpreta invece Don Shirley; naturalmente “iconico”, con le sue fragilità ben protette dalla corazza dell’educazione e della correttezza al limite dell’autolesionismo.
Elegante ed algido, il suo personaggio evolve insieme al racconto e lentamente si dischiude alla fiducia nel prossimo e all’evasione dal pozzo della solitudine. Ognuno a suo modo racconta il coraggio di cambiare il proprio cuore.